Prime ipotesi di payload

Essendo un progetto amatoriale, Stratospera non segue i canoni di progettazione e integrazione tipici di un progetto di ricerca. Le competenze del team non sempre si accompagnano ad un’adeguata esperienza, ed è fisiologico che le ambizioni e gli obiettivi siano fluttuanti e cambino nel tempo.

I punti “fermi” sui quali la discussione sembra essersi stabilizzata sono gli obiettivi minimi del payload, ovvero del carico utile trasportato dal nostro pallone.

  • Fotografia, con particolare obiettivo di rilevare il “nero” del cielo, oltre gli strati piu’ densi dell’atmosfera
  • Rilevazioni atmosferiche di base, come temperatura e pressione (e forse livelli radioattivi)
  • Rilevazione della posizione e trasmissione della stessa a terra per un successivo recupero.

Diverse piattaforme tecnologiche rispondono ai requisiti, alcune più economiche, altre più costose, alcune facili da sviluppare, altre che richiedono studio ed analisi approfonditi.

In via del tutto esplorativa, stiamo valutando di testare la flessibilità di una piattaforma che ha la sua collocazione naturale sulle scrivanie, ovvero una scheda VIA EPIA mini ITX, con processore VIA C7.

La scheda non è dissimile da quella che è contenuta nei vostri personal computer fissi, fatto salvo per un fattore di forma molto contenuto e un consumo energetico ridotto. I punti deboli, ipotizzando il suo uso per la missione, derivano dall’eccessivo calore prodotto dalla CPU, calore che a terra viene allontanato con convezione forzata grazie ad una ventola, ma che si rivela problematico nell’ambiente in cui il nostro carico si troverà a funzionare, ovvero in una sostanziale assenza di atmosfera.

Vi vogliamo rendere partecipi del “resoconto” di una serata di test esplorativi su un esemplare di VIA Epia in nostro possesso, volti a prendere confidenza con il sistema e valutarne l’adeguatezza al volo.

Il tono del resoconto è “scanzonato”, perchè diretta testimonianza delle comunicazioni interne al team.

StratoSpera Test

Ieri sera ho effettuato i primi test su quello che sarà il probabile nucleo del payload, ovvero una scheda madre mini-ITX con un processore VIA C7 da 1,5 GHz.

Gli obiettivi della serata erano tre.

  • Verificare il funzionamento di un alimentatore DC-DC da me acquistato per il progetto (è come l’alimentatore contenuto nel vostro computer fisso, con la differenza che accetta tensioni continue a 12 V in ingresso, invece della normale tensione di rete da 220V, in alternata. E’ necessario per alimentare la scheda con una batteria)
  • Misurare l’assorbimento di corrente del sistema “nudo”, senza ulteriori periferiche.
  • Verificare il funzionamento della scheda e del processore in modalità “fanless”. Ovvero scollegando la ventola che toglie calore al dissipatore metallico montato sopra il processore. A 30 Km di altezza c’e’ poca aria da spostare….

Ho rimesso piede dopo mesi nel mio “laboratorio”, acceso un glorioso FT-100 su Virgin Radio (è come usare una ferrari per andare a fare la spesa, diciamo), e ho sistemato il “necessaire” sul tavolo.
Ho innestato l’alimentatore sulla scheda, ho predisposto l’amperometro in serie al circuito di alimentazione, ho collegato il tutto al mio fido alimentatorino…e dopo un attimo di panico dovuto al fatto che non trovavo i pin da cortocircuitare per l’accensione ( mrgreen) ho dato fuoco alle polveri.

Segue una scena degna di Ken Mattingly nel simulatore del Command Module di Apollo 13: occhio FISSO sull’amperometro. Il mio alimentatore fornisce al massimo 2.5 A (3.5 per BREVISSIMI periodi) prima di soccombere. Un valore superiore ai 2.5 Ampere mi avrebbe indotto a staccare tutto d’urgenza.

Un alimentatore da 25 A era a pochi cm di distanza…ma usarlo avrebbe significato spegnere la musica. Ma “silence is not an option”.

Il consumo raggiunge un picco di 2.5A nelle primissime fasi del boot (che in un esemplare di volo verrebbero svolte con la batteria in carica) mentre si attesta tra 1,6 e 1,8 A durante il funzionamento a regime. Cosa questo significhi, in termini economici e di massa, per la batteria del pallone dipende dalle prestazioni e dai prezzi delle batterie in commercio. Non ho ancora indagato in quella direzione.
La ventola di raffreddamento incide sul consumo per 50mA. Nulla.
La connessione di uno schermo sulla porta VGA della scheda (necessaria per il setup iniziale ma del tutto inutile in seguito) è ininfluente.
L’utilizzo di due memorie flash usb (“chiavette usb”, vedi in seguito) è trascurabile.

Amperometro

La temperatura di esercizio del processore raffreddato dalla ventola è di 38°C (esatto, come gli esseri umani) . Nella utility di monitoraggio, all’interno del menu di setup del BIOS della scheda, ho tenuto sotto controllo il valore a ventola spenta. Molto rapidamente (in quella modalità  il processore gira alla frequenza massima anche se non ha nulla da fare) ha raggiunto i 60°C, temperatura che causa lo spegnimento istantaneo della scheda. Tale limite di sicurezza è innalzabile a 70, 75°C  o disattivabile completamente. Non ho trovato indicazioni sul limite termico di funzionamento del processore cercando su internet. C’è un’impostazione che riduce la velocità  del processore in caso di superamento di una soglia impostabile, ma tale soglia si autoresetta a 70° ogni volta che la cambio e non sono sicuro del funzionamento.

A tal proposito ho chiesto consulenza a un ragazzo del team di pESApod, che montava una scheda molto simile, funzionante in modalità  fanless. (update: il loro processore era un Via Eden, progettato per funzionare in modalità fanless)
Come ultimo test, considerato che erano le due del mattino e mi si stava spegnendo la stufa, ho provato ad avviare una distribuzione linux (Damn Small Linux, contenuta in meno di 50 MB). La chiave usb utilizzata faceva il boot correttamente, ma il kernel non riusciva a montarla in seguito per caricare il resto del sistema. Ho risolto affiancandoci una seconda chiave (quella che mi porto sempre in tasca) con solo il sistema copiato sopra (non avevo voglia di backuppare piu’ di 1 GB di roba per formattarla e renderla avviabile). DSL funziona correttamente ma ho problemi a leggere la temperatura del processore. Ho la sensazione che con il sistema operativo avviato, e i relativi controlli ACPI, scaldi meno, ma non posso averne certezza, in quanto la lettura di temperatura effettuata dalle routine ACPI del sistema operativo è fissa a 40 °C.

Ho chiuso la serata con un tentativo di misurazione “creativo” della temperatura del processore sotto sforzo, col sistema operativo attivato.
Ho tenuto il processore al 100% (“ls -alR /”, non mi veniva in mente altro!) per un po’ di tempo, poi ho resettato la scheda leggendo la temperatura nella prima schermata dell’avvio. 66°C (avevo tolto il limite). Se fosse indicativo, sarebbe un valore tollerabile.

Devo riflettere su questi dati, ma volevo rendervene partecipi.

Nota di colore: mentre effetuavo i test, lo Unix time ha raggiunto il valore di 1234567890. Sono felice di aver trascorso quel momento, insignificante per i più, ma “divertente” per una ristretta cerchia di “geek”, svolgendo un’attività particolarmente “nerd”.

UnixTime
Michael Sacchi
StratoSpera Payload Specialist.

7 Risposte

  1. pilgrim1 ha detto:

    Complementi davvero!!

    Pignol mode ON

    La temperatura umana a 38° e’ febbrile

    Pignol mode OFF 😉

  2. Michael ha detto:

    A dire la verità la prima misura è stata 37, poi le successive erano sul 38 e ho corretto il numero senza correggere l’idea che mi ero fatto 🙂
    Grazie in ogni caso, la pignoleria non mi infastidisce (quasi) mai 🙂

    Ad ogni modo, stiamo pensando di cambiare scheda, quindi faremo passare la febbre a StratoSpera…

  3. Argonauta ha detto:

    Mi piace parecchio questa iniziativa di Stratospera, e vedo che le competente tecniche non mancano 🙂
    Immagino che ormai le linee guida per il payload siano piuttosto chiare, voglio comunque contribuire con un paio di link, che potresti già conoscere ma… non si sa mai 😉

    Per gli altimetri e airspeed:
    http://www.eagletreesystems.com/Standalone/standalone.htm

    Per microcamere (usate anche per le riprese live del liftoff, montate on-board dei razzi ad acqua):
    http://www.rsatel.com/index.htm

    Buon lavoro!
    Marino

  4. Francesco ha detto:

    Ciao e complimenti per l’iniziativa!
    Mi occupo di progettazione in ambito embedded e volevo darvi qualche suggerimento.
    Secondo me le schede EPIA non sono molto adatte allo scopo, sebbene piccole ripsetto ad un PC, esse sono:
    – Troppo ingombranti
    – Troppo pesanti
    – Necessitano di troppa potenza elettrica per funzionare, la maggior parte della quale va via in calore
    – Troppa potenza di calcolo, che in questo caso è sprecata
    – Essando di fatto dei PC, non hanno nessuna interfaccia predisposta per collegare i sensori

    Se posso permettermi un consiglio, io userei altre 2 soluzioni:
    Se volete rimanere su qualcosa simile ad un PC consiglio la beagle board: http://beagleboard.org/ a cui sarà però necessario comunque aggiungere dell’elettronica custom (con quindi problemi di peso).
    L’altra soluzione prevede invece di sviluppare completamente la scheda CPU usando un microcontrollino ad 8bit (che in questo caso è più che sufficiente). Questa è la soluzione che garantisce migliori risultati ma anche la più lunga (e divertente!) da sviluppare.

    In ogni caso buon lavoro, ciao!
    Francesco

  5. michael ha detto:

    Francesco:
    Tutte queste considerazioni sono state fatte 🙂 hai perfettamente ragione.
    Ci stiamo orientando verso una Gumstix Vertex (www.gumstix.com) che a prima vista (sono di corsa in ufficio) è dell’ordine di grandezza della BeagleBoard che hai linkato.

    Per la sensoristica ci stavamo orientando su un progettino di un appassionato canadese, per interfacciare su bus USB un sensore di temperatura (con uscita digitale) e un sensore di pressione (analogico, ma il progettino include un DAC).

    L’ipotesi del microcontrollore (magari un Arduino!) è stata presa in considerazione, ma volendo utilizzare delle webcam, almeno per il primo volo, ci serve qualcosa di piu’ performante.

    Grazie infinite del commento, continua a postare se noti ingenuità da parte nostra 🙂 L’intero progetto è per sviluppare know how, ma acquisirlo dall’esterno è assolutamente fondamentale 🙂

  6. Francesco ha detto:

    michael:
    Sì, le Gumstix mi sembrano una scelta ottima, per l’acquisizione USB ti riferisci al progetto USBtenki? Anche quello mi sembra adatto.

    E’ da qualche settimana che ho scoperto il mondo dei palloni sonda amatoriali, mi affascina moltissimo e mi piacerebbe sperimentare qualcosa… se avete bisogno… fate un fischio!

  7. michael ha detto:

    Esattamente usbTenki!

    Guarda, se sei interessato continua a seguirci! Se vuoi lascia un contatto.
    http://stratospera.forumastronautico.it/?page_id=23

    Sei il benvenuto sul forum (di ben piu’ ampio respiro rispetto al progetto)
    http://www.forumastronautico.it

    Se tu occupi di embedded il tuo giudizio sulle ultime scelte mi conforta molto!

    Il tempo di gestire questo progetto è oggettivamente limitato, ed e’, onestamente, difficile prendere decisioni definitive per acquisire hardware (anche se i problemi maggiori, speriamo in via di risoluzione, sono sul segmento comunicazioni) e cominciare a passare ad una fase piu’ avanzata di progettazione. Ogni aiuto è preziosissimo!

    Ciao

    Michael